Il geofencing crea un perimetro virtuale associato a un luogo. Nel marketing quel perimetro può servire per definire un’audience, modificare un’esperienza o attivare una logica all’interno di un’app o di una piattaforma compatibile.
Raggio o poligono?
Un raggio è semplice ma può includere strade, abitazioni o aree che non hanno nulla a che vedere con il luogo reale. Un poligono aderisce meglio al perimetro di un centro commerciale, uno stadio, una fiera o un’area urbana.
Geofencing advertising e geofencing applicativo
Sono due cose diverse. Nel primo caso si usano capacità offerte da piattaforme media o fornitori di audience. Nel secondo un’app, con i permessi necessari, può reagire all’ingresso o all’uscita da aree definite.
Esempi
Una concessionaria può promuovere un test drive a utenti nell’area commerciale servita. Un evento può cambiare landing e messaggi durante le giornate della manifestazione. Una catena può associare ogni campagna al punto vendita corretto e misurare coupon o prenotazioni.
Cosa non promettere
Non è corretto presentare il geofencing come tracciamento universale e preciso di ogni smartphone. Sistemi operativi, consenso, piattaforme, disponibilità del dato e regolamentazione limitano ciò che è tecnicamente possibile.
Come si progetta
Partiamo da obiettivo e conversione, poi scegliamo area e canale. Solo dopo decidiamo se serve un semplice targeting geografico, una piattaforma specializzata o software proprietario.